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Rassegna stampa
anno 2002
Eco Mese - Dicembre 2002
"INTERREG Italia-Francia: (S)coordinazione transfrontaliera"
di Susanne Nilsson e Erica Vagliengo
È sempre di moda parlare di Europa unita, integrazione comunitaria e cooperazione tra Stati.
Esistono programmi europei che dovrebbero trasformare le belle parole di vademecum e trattati in reale
sviluppo economico e sociale di molte regioni del Vecchio Continente.
Chi dice che gli italiani sono sempre un pò indietro rispetto ai francesi?
Per una volta i cugini d'oltralpe stanno imparando da noi. Piccole rivincite su un passato di snobismo
con la erre moscia, ma soprattutto una progettualità concreta proposta dalle nostre
vallate frontaliere per voce delle Comunità Montane.
La storia di INTERREG è lunga: nasce nel 1990 come iniziativa comunitaria a favore della cooperazione
tra Stati membri, finanziata dal FESR - Fondo Europeo di Sviluppo Regionale - (v. box).
Visto il buon esito iniziale prosegue con INTERREG II (1994-1999) e INTERREG III (2000-2006).
Il vasto programma tocca ambiti differenti spaziando da cultura, turismo, agricoltura,
territorio al patrimonio storico-culturale. Gli attori possono essere enti pubblici o privati
che collaborano con strutture di altri stati alla realizzazione di progetti. Le tre comunità
montane Val Pellice, Val Chisone e Pinerolese Pedemontano si sono trovate a lavorare con i
partner francesi, per valorizzare territori di frontiera con caratteristiche comuni. Non senza difficoltà.
INTERREG I: Queyras - Val Pellice
Inizio anni '90: pochi sanno cosa sia INTERREG, ma la Comunità Montana Val Pellice ne recepisce subito
l'importanza. "Dal punto di vista italiano INTERREG è stato sicuramente positivo"
spiega il presidente Claudio Bertalot" e il progetto con il Parco del Queyras è stato un'occasione
di collaborazione, cui ho partecipato solo marginalmente, in quanto non ricoprivo l'attuale carica".
Il progetto "Protezione e valorizzazione turistica delle risorse naturali del Queyras e della Val Pellice"
si sviluppa tra il 1994 e il 1995, grazie a due soggetti che hanno creduto in un'area comune ricca di bellezze
naturalistiche. Al suo interno ha avuto grande importanza il sottoprogetto sullo stambecco del Barant,
che ha portato alla creazione di una colonia transfrontaliera, unica nel suo genere, con un numero di
animali giudicato sufficiente alla sopravvivenza della specie.
"L'affiatamento tra tecnici italiani e francesi ci ha molto aiutato nel realizzare il progetto,
anche se non sono mancate le difficoltà "aggiunge Marisa Bigo, referente INTERREG della
Comunità Montana Val Pellice" Certo, la cooperazione è stata agevolata dalla tradizione di
scambio tra due territori che, storicamente, si sono sempre trovati attraverso sentieri montani."
Non c'è stato solo il Parco, ma anche scambi tra studenti, fiere e manifestazioni comuni.
Infatti Interreg I è anche stato l'inizio di una cooperazione concreta, riassumibile in
numerosi occasioni di incontro, tra cui lo stand comune (Val Pellice, Val Chisone, Queyras)
alla Mostra dell'Artigianato di Pinerolo nel 1992, ma anche l'esposizione franco-italiana "Dall'abitazione al museo:
i mobilieri del Queyras", presentata nei musei di Cuneo e Gap. I costi per finanziare l'Interreg I con
il Queyras sono stati di 217 milioni di lire.
INTERREG II: Dal Forte di Fenestrelle a Scopriminiera
"Su Interreg II ho lavorato solo nella fase di chiusura dei progetti" spiega Roberto Prinzio,
presidente della Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca," ma di sicuro posso dire che ci
ha incentivato a proseguire sulla strada della cooperazione italo-francese".
Tre i progetti lanciati in questo ciclo di programmazione (1997-2000) riguardante le fortificazioni di
un territorio compreso tra Val Chisone e Alta Val Susa, Maurienne e Brianconnais: "Cittadelle d'altura",
"La valorizzazione del patrimonio fortificato alpino: un cantiere a dimensione europea", "Le Fenestrelle".
Quest'ultimo ha previsto interventi di recupero del Palazzo del Governatore nel Forte San Carlo ed una
ricerca storica sulle Fortezze di Fenestrelle e Exilles per un totale di 2 miliardi di lire.
L'obiettivo era quello di rivalutare una struttura così importante trasformandola in
un polo attrattivo che nel 2000 ha registrato 30.000 presenze, lo scorso anno 50.000, cifra bissata
anche nel 2002. Un bel successo per tutti coloro che hanno sempre creduto nel risveglio del "gigante di pietra",
un'opera unica in Europa, divenuta due anni fa monumento simbolo della Provincia di Torino.
Con Interreg II si è puntato anche a valorizzare il patrimonio minerario: "Il nostro partner è
stato il Comune di Argentière la Besse con il quale c'era un dialogo diretto.
La collaborazione è andata bene ed ha permesso di finanziare parte degli allestimenti museali
di Scopriminiera ed il museo di Argentière. Non si può dire lo stesso dell'attuale Interreg:
mentre nelle due precedenti fasi i partner riuscivano a dialogare senza troppe intrusioni politiche,
ora devono fare i conti con gli amministratori francesi che danno un indirizzo generale ma spesso non
supportano il lavoro dei tecnici" spiega Silvia Richiardone, referente Interreg presso la Comunità
Montana Val Chisone e Germanasca.
Conclude Prinzio:" Questa seconda fase di programmazione ha visto anche un'importante collaborazione scolastica
e scambi tra studenti Nell'insieme posso quindi dire che è stata un'esperienza importante che
stiamo tentando di riproporre in Interreg III, nonostante in questo momento ci siamo un pò
arenati per le difficoltà".
INTERREG IIIA e la Conferenza Alte Valli: momenti di riflessione
Per Interreg IIIA (2000-2006) qualcosa si inceppa nel meccanismo collaudato della cooperazione transfrontaliera.
"C'è stato un cambio di prospettive" spiega Paolo Foietta, presidente della Comunità Montana
Pinerolese Pedemontano "abbiamo voluto avanzare progetti d'area e non più di prossimità".
Questo significa che gli obiettivi proposti dagli italiani in questo ciclo di programmazione sono di portata
più ampia e non legati a progetti specifici.
I motivi di questo cambiamento? "Fare esclusivamente collaborazioni tra i territorio italiani e francesi
per fiere e manifestazioni non mi interessava più" spiega Bertalot "le ricadute sul territorio erano minime.
Decisamente diverso è il discorso della valorizzazione diffusa che coinvolga aree molto ampie".
"Purtroppo però non sempre le risposte che sono arrivate dai francesi sono state le stesse che in precedenza"
interviene Prinzio.
Si pensi che per dare maggior forza e visibilità alla cooperazione italofrancese in INTERREG IIIA
è stata fondata la Conferenza Alte Valli, un'organizzazione che riunisce soggetti italiani
(le tre Comunità Montane del pinerolese, con la Alta e Bassa Val Susa e la Val Sangone) e
francesi (Comunità dei Comuni di Guillestrois, Queyras,Canton dell'Argentière,Haute
Maurienne, Briançonnais e Sivom de Modane).
La sua funzione è creare un sistema capace di avviare processi di sviluppo locale, partendo da
progetti i cui benefici reali ricadano su un territorio che condivide valori ambientali, storico-culturali
e socio-economici.
Ma quali sono i problemi che incontra Interreg IIIA nonostante i lauti finanziamenti ammontino a
157,5 milioni di euro? "Esiste una differenza culturale notevole" spiega Foietta. "loro ragionano sempre
su studi e analisi, noi maggiormente sugli interventi. La grande difficoltà è di tipo
operativo: in Italia gli enti pubblici hanno grande autonomia, mentre quello francese è un
sistema fortemente centralista, incentrato sulle prefetture".
"Effettivamente è anche una questione di problemi pratici" gli fa eco Prinzio:
"ad esempio in Francia i Sindaci non hanno competenze di protezione civile, mentre in Italia questo
permette agli enti pubblici di decidere autonomamente". Infatti tra le ambiziose proposte presentate
all'interno di Interreg IIIA, una in particolare ha creato notevoli problemi, quella che riguarda la
messa in sicurezza del territorio transfrontaliero, individuandone i rischi preponderanti, ed inventando
un sistema di mutua collaborazione di protezione civile in caso di eventi calamitosi di una certa portata.
Ma proprio il diverso assetto amministrativo dei due Paesi ha momentaneamente arenato i lavori di progettazione,
demandando il tutto ad una serie di riunioni sfibranti.
Inoltre pare che gli italiani abbiano le idee molto più chiare: progetti già pronti e
coesione tra i soggetti richiedenti. "Sì, è quasi clamoroso che in Italia sia già
tutto a posto, ma tra i francesi c'è minor coesione politica e maggiore difficoltà nel
reperire fondi necessari a cofinanziare i progetti presentati" spiega Prinzio.
Quale sarà allora il futuro di Interreg IIIA e della Conferenza Alte Valli? L'ottimismo tra i
presidenti delle tre Comunità Montane sembra il sentimento preponderante. "Sono necessariamente
ottimista" dice Prinzio "perché ci giochiamo tutti una buona parte di faccia politica! Quindi sono sicuro
che si troverà una quadra".
"L'importante è non cedere a tutto e non correre il rischio di fare nuovamente piccoli progetti
di prossimità. Noi siamo decisi a portare avanti i cosiddetti progetti federatori" aggiunge Bertalot.
"Date le differenze emerse in questi ultimi tempi" dice ancora Foietta "c'è grande bisogno di Interreg.
Proprio perché lo scopo di questi progetti è imparare a collaborare, confrontare le esperienze e prendere
il meglio da ognuno. In questo momento i francesi si rendono conto di avere molto da imparare da noi.
In linea di massima condividono i nostri progetti, ma hanno difficoltà operative da superare."
La parola ai francesi
Un pò per par condicio, un pò per curiosità sono stati contattati i cugini
d'oltralpe per avere un parere sulla questione. Alcuni hanno preferito non rispondere, Muriel Faure
di MDP (Mission Developpement Prospettive, ente privato che su incarico del Dipartimento della Savoia
segue progetti culturali) invece accetta volentieri di parlare dei progetti seguiti:" MDP ha collaborato
ad iniziative trasfrontaliere dal primo Interreg. Interessante il progetto di presentazione del patrimonio
fortificato della Maurienne, Val Susa, Val Chisone e Briançonnais che abbiamo realizzato nel 2000."
MDP è presente anche in Interreg IIIA, intervenendo in appoggio alle comunità locali ed alla
Conferenza Alte Valli. Al momento Muriel si sta occupando di "Sentinelle delle Alpi", un progetto per valorizzare
il patrimonio fortificato delle Alpi franco-italiane. Tra i partner anche la Regione Piemonte . "Il patrimonio
fortificato è un elemento ricco e interessante, soprattutto per le nostre zone. Il nostro obiettivo
è formare dei "porteurs de projet" che sappiano promuovere e diversificare l'offerta turistica del
massiccio alpino. "prosegue. Riguardo il tasto dolente , la cooperazione con gli italiani dice
che "è molto appassionante, e arricchente. Non abbiamo sempre lo stesso punto di vista, né
lo stesso modo di lavorare. Ma condividiamo un'ambizione comune: contribuire all'abolizione delle frontiere
preservando le nostre caratteristiche culturali" Quindi Interreg è ancora utile? " Certo. è
importante perché aiuta le zone transfrontaliere a svilupparsi, grazie ad esperienze con paesi limitrofi.
Tuttavia, i problemi amministrativi francesi scoraggiano spesso chi si occupa dei progetti ed i partner italiani
hanno difficoltà a capire il nostro sistema. Bisognerebbe trovare delle soluzioni per facilitare la
gestione dei fondi strutturali e incoraggiare gli scambi bilaterali"
I FONDI STRUTTURALI
L'Unione Europea dispone di tre fondi strutturali (il 33% dei fondi comunitari),
destinati a finanziare programmi di sviluppo regionale concordati tra Commissione Europea,
gli Stati Membri e le regioni.
Eccoli elencati di seguito:
- FESR ( Fondo Europeo di Sviluppo Regionale)
contribuisce a correggere gli squilibri regionali nella Comunità attraverso icontributi dati alle
piccole medie imprese ed agli enti locali
- FSE (Fondo Sociale Europeo) per lo sviluppo della formazione professionale e l'occupazione dei lavoratori
- FEAOG (Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e Garanzia) per lo sviluppo del settore agricolo e di
zone rurali e la conservazione delle risorse naturali. è gestito dalla Commissione Europea Agricoltura
- SFOP (Strumento Finanziario di orientamento alla Pesca) interviene a sostegno della ristrutturazione
del settore della pesca
Questi strumenti sono molto importanti perché forniscono alle regioni europee meno sviluppate dei
finanziamenti e fondo perduto che, insieme ai contributi regionali e nazionali, costituiscono un'ottima
possibilità di ripresa per le regioni.
Eco del Chisone 12 settembre 2002
I rischi naturali in un cd
Iniziativa promossa dalla Comunità Pedemontana
di Maurizio Agliodo
Venerdì, a Pinerolo, i risultati di una ricerca sul nostro territorio - Le recenti calamità
in zona ci devono far stare all'erta.
Le recenti calamità che hanno colpito la nostra zona ci costringono ad osservare con maggiore
attenzione, anche dal punto di vista dell'osservazione, quanto si sta facendo nell'ambito
della sicurezza del territorio. La Comunità pedemontana, con altri enti, già
lo scorso anno aveva presentato la prima fase del progetto: "Rischi natuarli e territorio:
conoscere, educare, prevenire".
Venerdì prossimo, ore 17 in via dèRochis 12 a Pinerolo, verranno presentati al
pubblico i risultati del lavoro svolto che era iniziato proprio mentre l'Italia del Nord-Ovest subiva
l'alluvione dell'ottobre 2000, la terza in un decennio. Purtroppo le avversità non sono terminate
e la distruzione, quando non addirittura le vittime, è continuata: la necessità di una profonda
riflessione sulle responsabilità dell'uomo nella gestione del territorio e nella prevenzione dei rischi
ambientali è fuori discussione.
L'iniziativa che, come dicevamo, è stata promossa dalla Pedemontana insieme al Centro servizi
Volontariato sviluppo e solidarietà Pimeonte, il Vssp, ha ottenuto il contributo dell'assessorato
all'Ambiente della Regione e la collaborazione dell'assessorato Pianificazione e territorio della Provincia
di Torino e dell'Istituto ricerca protezione idrogeologica nel bacino del Po.
Il lavoro è stato concretamente curato e coordinato da "Meridiani" in collaborazione con la
Società metereologica italiana: nel corso del pomeriggio, verrà consegnato agli
intervenuti un cd che compendia gli argomenti trattati nei corsi tenuti da ottobre 2000 a dicembre 2001,
strumento utilissimo per continuare l'opera di sensibilizzazione ai rischi naturali avviata dal progetto
nel suo complesso.
Destinatari del messaggio sono soprattutto gli insegnanti, le associazioni di protezione civile,
i tecnici wed il personale comunale e , più in generale, tutti coloro che sono interessati
all'argomento, comuni cittadini che vogliono meglio conoscere alcune problematiche che travagliano
il territorio in cui vivono e , perchè no, magari desiderano operarare nel futuro in concreto
per combattere questi rischi ed aiutare a prevenirli.
(Maurizio Agliodo)
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